THC nelle analisi del sangue
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THC nelle analisi del sangue: tutto ciò che c’è da sapere

Per lungo tempo, la marijuana leggera è stata considerata, senza alcuna motivazione valida, una sorta di tabù, attorno al quale si era creata anche disinformazione.

L’eventuale presenza di THC nelle analisi del sangue, quindi, diventava motivo di un allarmismo ingiustificato ed inutile e, chi magari aveva fatto due/tre tiri di cannabis, veniva etichettato in maniera totalmente sbagliata.

Fortunatamente, ad oggi non è più così e, addirittura, i consumatori di marijuana leggera sono in costante aumento, anche a seguito di quanto stabilito dalla Legge n. 242 del 2016, secondo la quale viene ammesso l’uso di cannabis e vengono, contestualmente, definiti nello 0,2% i limiti massimi percentuali di Thc consentiti.

Il rilevamento della molecola di THC nelle analisi del sangue certifica l’avvenuto consumo di cannabis.

Il classico prelievo non è di certo l’unica soluzione per verificare se sia stata assunta o meno la sostanza: infatti, si può procedere anche alla rilevazione del Thc nelle urine, all’esame del capello, delle unghie, della saliva ed ancora ad altri accertamenti.

Prima di ogni cosa, con “THC” indichiamo il delta-9 tetraidrocannabinolo, ovvero uno dei maggiori principi attivi della cannabis.

Il THC nelle analisi del sangue dà indicazione della presenza nell’organismo della sostanza psicotropa che viene prodotta proprio dai fiori della canapa.

Ma quali sono gli effetti che possono determinarsi a seguito della presenza di THC nelle analisi del sangue o di THC nelle urine? È fondamentale che ogni consumatore di marijuana – abituale e non – sia messo al corrente degli effetti che la cannabis può determinare sull’organismo.

Sottoporre all’attenzione degli utenti ciò che può succedere, significa anche fornire loro delle informazioni precise su come gestire eventuali situazioni in cui venga richiesta o si renda necessaria la rilevazione del THC nelle analisi del sangue quella di THC nelle urine e, nell’eventualità, anche dettagli su quanto la sostanza resti effettivamente nell’organismo.

Quindi, sarà fondamentale sapere che a qualsiasi consumatore di cannabis converrà acquistare la tipologia di infiorescenze preferita direttamente in uno dei negozi online che si occupano della vendita di questi prodotti, semplicemente perché sono totalmente sicuri, certificati e garantiti e, soprattutto, nel caso di THC nelle analisi del sangue, i valori risulterebbero completamente normali o, comunque, nei limiti consentiti dalla normativa vigente.

Ma i risultati del THC nelle analisi del sangue sono indicatori di effetti quali – se i valori sono normali – una generalizzata sensazione di benessere ed euforia, abbinata a quella di un pieno di energia.

Nel caso in cui, invece, si abusi della sostanza e si ricorra all’uso di infiorescenze che non rispettano le leggi, sarà necessario essere consapevoli che si sta mettendo a repentaglio la propria incolumità.

In ogni caso, bisogna anche ricordare per quanto tempo si può rilevare la presenza della molecola THC nelle analisi del sangue e quella del THC nelle urine, perché le tempistiche sono differenti, per come vedremo di seguito.

THC nelle analisi del sangue – THC nelle urine: quanto tempo rimane la sostanza nell’organismo?

Chiaramente, per quanto non in modo perfetto, è possibile identificare il periodo di tempo in cui risulterebbe il THC nelle analisi del sangue ed in quelle delle urine.

Pur mantenendo un margine largo, possiamo dire che, nel caso in cui venga effettuato un prelievo del sangue, la presenza di thc sarà rilevabile entro le 24 ore successive al consumo di marijuana purché si sia trattato di una questione occasionale.

Nel caso in cui, invece, si è soliti consumare cannabis, allora la situazione è ben diversa perché il THC nelle analisi del sangue sarà rilevabile anche dopo settimane rispetto al momento dell’assunzione della sostanza.

Per quanto riguarda il THC nelle urine, va precisato che la sostanza psicotica contenuta nella canapa è lipososubile.

Ben si comprende, quindi, come questa caratteristica del tetraidrocannabinolo lo porta ad essere assorbito dalle cellule adipose, chiamate “adipociti” che, in un secondo momento lo rilasciano e – complice l’operazione di filtraggio operata dai reni – lo immettono nuovamente in circolo, sia nel sangue sia nelle urine.

Questo processo richiede comunque periodi abbastanza lunghi e la concentrazione di THC nelle analisi del sangue o quella di THC nelle urine dipende dalla connessione tra diversi fattori che incidono sui risultati.

Per esempio, una prima considerazione riguarda il trattenimento del THC da parte delle cellule adipose che più saranno numerose, più determineranno un periodo di tempo lungo di permanenza della sostanza. Altri fattori determinanti ai fini della rilevazione del THC saranno anche la quantità di marijuana che si è consumata e la frequenza con cui si è fatto ricorso alla sostanza.

Tenuto conto di queste variabili, possiamo dire che, se il consumo di infiorescenze è stato occasionale – approssimativamente – il THC nelle urine potrà rimanere e sarà rilevabile per un periodo di tempo compreso tra i 5 e gli 8 giorni successivi rispetto al momento in cui è stata consumata la cannabis.

Diversa è la situazione per chi fuma abitualmente e regolarmente, in quanto, in questo caso, il THC nelle urine risulterà per circa 18-20 giorni dopo, a decorrere dal momento dell’assunzione.

Se poi si ricorre all’uso di cannabis quotidianamente allora la sostanza sarà contenuta nell’organismo fino anche a circa tre mesi dopo.

Il THC nelle urine si può eliminare?

È necessario sottolineare – contrariamente a ciò che sostiene qualcuno – che il consumo abituale di cannabis non consente di eliminare completamente il THC nelle urine, nel breve periodo, soprattutto se si continuano a fumare le infiorescenze di canapa. Pertanto, non esiste alcuno stratagemma al quale ricorrere per velocizzare l’eliminazione della sostanza psicotica dall’organismo.

Detto questo e ribadito, seppur in maniera approssimativa, quanto rimane il THC nelle urine, si precisa che affinché non venga rilevata la presenza del tetraidrocannabinolo l’unica soluzione è non fumare marijuana per un periodo medio lungo. In particolare, dato che – come abbiamo specificato – nello smaltimento del THC vengono chiamate in causa le cellule adipose, è chiaro che la presenza di THC nelle urine sia anche strettamente collegata alle funzioni metaboliche.

Proprio per questo non si può individuare una tempistica precisa e puntuale relativa all’eliminazione del THC: ognuno ha un determinato metabolismo, e maggiore sarà la sua velocità, minore sarà il tempo richiesto per eliminare il THC nelle urine.

Quando si procede ai test per la verifica della presenza del THC?

In generale, oltre che sottoporsi spontaneamente e volontariamente agli appositi test per la verifica della presenza di thc nelle urine o nel sangue, ci sono situazioni in cui è probabile che vengano richiesti o, addirittura, risultino obbligatori.

È il caso di determinate aziende che, per questioni di sicurezza e di prevenzione, richiedono ai propri dipendenti di effettuare le opportune verifiche per escludere la presenza di thc nelle analisi del sangue. Questo accade soprattutto per coloro che svolgono professioni in cui il livello di attenzione deve essere sempre al massimo e i riflessi sempre pronti. Basti pensare a chi si occupa di trasporti e magari deve guidare per lunghi tratti, chi lavora a contatto con i bambini, chi deve svolgere lavori di previsioni come nel campo della meccanica e ha a che fare con dei macchinari che potrebbero anche essere pericolosi.

E soprattutto andrebbe considerato il fatto che il risultato dell’esame del Thc ha solo due esiti possibili: positivo o negativo, indipendentemente dalla quantità di sostanza che è stata assunta.

Chiaramente, il discorso è completamente diverso per quanto riguarda l’uso terapeutico della marijuana, alla quale si fa ricorso in situazioni di dolore cronicizzato e quando vengono diagnosticate malattie, come ad esempio la sclerosi multipla.

THC nelle analisi del sangue e delle urine: quale è la soluzione?

Tutto quello che abbiamo fatto presente fino a questo momento è importante per pervenire ad una deduzione conclusiva che ci permette di poter affermare che ben si comprende quanto sia fondamentale ricorrere all’uso di prodotti sicuri e di qualità, certificati e venduti nel pieno rispetto della legalità.

Ecco perché, sarà sempre opportuno affidarsi – come in tutti i campi, anche in questo – a professionisti del mestiere che sappiano anche consigliare quale tipologia di prodotto può essere considerata maggiormente adatta sulla base della valutazione delle esigenze del cliente.

Non solo, è importante anche capire la provenienza delle infiorescenze e capire se le stesse sono state trattate con prodotti chimici che ne altererebbero la qualità.

Proprio Cbd Express è la soluzione migliore per tutti coloro che vogliono avere la garanzia di ricevere, tra l’altro con pochi click e direttamente a casa propria, prodotti accuratamente selezionati, coltivati in Italia e senza alcun ricorso a Omg, fertilizzanti o pesticidi.

Sinonimo di professionalità e competenza, qualità e varietà, Cbd Express offre ai propri clienti una serie di vantaggi, tra cui quello di spedizioni veloci e possibilità di scelta tra una serie ampia di tipologie di cannabis light.

Qualsiasi varietà contiene una quantità di Thc consentita dalla legge che rende la canapa completamente legale e permette a chi ne fa uso di godere dei tantissimi benefici prodotti dalla stessa sull’organismo.

Quindi, sarà fondamentale fare una scelta giusta e consapevole: scegli la qualità, scegli la professionalità di Cbd Express e seleziona i tuoi prodotti preferiti, con la garanzia che non avrai nessun problema ma solo vantaggi!

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