Caratteristiche e proprietà della canapa sativa
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Le caratteristiche e le proprietà della canapa sativa: una pianta dalle mille risorse

La Cannabis sativa, detta anche canapa sativa, è una delle piante annue più antiche al mondo, coltivata dall’uomo da circa 10 000 anni e originaria dell’Asia centrale, nei territori cinesi occidentali e indiani settentrionali, ossia la zona che coincide con l’Himalaya. I primi a coltivare canapa sativa furono infatti proprio i cinesi, le cui tradizioni antiche la identificavano come fonte di cibo, di fibre tessili e in taluni casi anche come medicinale. I vicini Hindù invece la consideravano una pianta sacra e ne facevano un utilizzo religioso e spirituale. Grazie ad alcune popolazioni nomadi questa specie si è diffusa dapprima in medio oriente per poi arrivare nel bacino del Mar Mediterraneo e in Europa (II millennio a.C.). In Italia è già abbastanza diffusa dal I secolo a.C. (specialmente in Pianura Padana), ma dovrà aspettare il Medioevo per potersi inizia ad affermare come “canapa utile”. Sarà poi il periodo napoleonico a portare in auge questa coltivazione, quando si riscopriranno i suoi innumerevoli utilizzi.

Ad oggi la Cannabis Sativa è quella più utilizzata per fini industriali, ed è nota in questo settore col nome di canapa. Oltre agli usi industriali, questa specie è anche quella più usata a scopi terapeutici, edili, alimentari e per la produzione di carta. Questa varietà sativa non è l’unica esiste però, ne esistono altre due: indica e ruderalis.

La Cannabis Indica (detta così per la sua prima diffusione in india) è pù conosciuta per i suoi effetti psicoattivi sfruttati per scopi ricreativi, di culto e terapeutici. La Canana indiana è originaria del Kafiristan, a sud dell’Hindukush, e fornisce invece una fibra peggiore di quella di una sativa. In Oriente è ancora coltivata per l’estrazione di Hashish dalle inflorescenze, mentre dalle foglie secche formano il cosiddetto bhang.

La specie Ruderalis è originaria della Russia, dunque è una specie che si è adattata al clima rigido di quelle latitudini e alla loro diversa luminosità, attraverso particolari mutazioni genetiche. La Ruderalis infatti è autofiorente, cioè non è soggetta al fotoperiodismo tipico della cannabis, quindi non necessita della diminuzione delle ore di luce (sotto le 12 ore) per fiorire. Inoltre è la specie che produce piante più basse, con altezze massime di un metro, per via delle estati corte a cui si era dovute adattare.

Dal punto di vista botanico, le foglie delle piante sative sono di un colore verde chiaro e hanno una forma più allungata, stretta e sottile. In generale le piante sono più alte e meno ramificate, la semina è fitta, ma non il fogliame. La varietà Indica ha un numero minore di foglioline (di solito sette, anche se hanno più foglie in generale), che sono di un verde più scuro e più larghe. Le piante indica, invece, sono più basse, molto più ramificate, quindi più fitte e cespugliose.

Coltivazioni canapa sativa a scopo tessile:

Sin dai tempi antichi la canapa è stata utilizzata a scopo tessile, soprattutto nei paesi d’origine come l’Asia e più precisamente il Medio Oriente. Quando questa pianta fu importata in Europa, anche i paesi di queste zone la coltivarono per questo uso, oltre al consueto utilizzo alimentare. In particolare la canapa era particolarmente indicata per i cordami e le cime delle barche, e non fu un caso che Paesi come l’Inghilterra e la Repubblica marinara di Venezia ne divennero importanti produttori o importatori durante il periodo della loro espansione navale e coloniale (nel caso dell’Inghilterra soprattutto). In generale in Italia possiamo affermare che ci sia ancora l’antica tradizione di possedere le telerie domestiche di canapa, come ad esempio le tovaglie romagnole verdi decorate con stampi di rame color ruggine, le quali vengono prodotte ancora oggi come allora.

La canapa fornisce infatti un’ottima fibra tessile, ma necessitava anche di un complesso processo di estrazione della fibra da cui poi si produce il tessuto grezzo. Con il progresso tecnologico nell’ingegneria di tipo produttivo siamo in grado di rendere questo processo più veloce, e questo è uno dei principali che spinse persone come Henry Ford (e la sue “Hemp Body Car“) ad aumentare la produzione e l’utilizzo di questa speciale pianta.

Se paragonate a quelle di cotone, le fibre della canapa risultano essere più resistenti e di buona qualità. Ciò che rende interessante questa fibra è la sua forma cava, particolarmente apprezzata per la produzione di vestiti che potessero mantenere fresco il corpo d’estate e più caldo d’inverno, proteggendo addirittura dall’umidità. Inoltre bisogna sottolineare che l’impatto ambientale della coltivazione di cotone è superiore a quello della canapa, in quanto il primo richiede il doppio del quantitativo d’acqua e un utilizzo intenso di pesticidi, che invece sono molto meno impiegati nella coltivazione di cannabis sativa.

Altri impieghi di tipo industriale/alimentare, edilizio e nella lotta all’inquinamento

Oltre al suo impiego tessile, la canapa viene utilizzata anche per scopi alimentari (grazie ad alcuni suoi derivati come la farina e l’olio), edilizi e di lotta all’inquinamento dei suoli. Scopriamo insieme uno ad uno questi settori, per meglio comprendere l’immensa utilità di questa specie sativa.

Canapa sativa: una risorsa alimentare

Semi di canapa sativa

Il prodotto di questa pianta più semplice da consumare sono i suoi semi, sia integrali (quindi ancora dotati di guscio), sia sgusciati (il cui interno è molto dolce e morbido). Spesso vengono mangiati crudi e utilizzati come condimento di insalate o per la produzione di pane e dolci, ma sempre con parsimonia. Infatti questi hanno un alto apporto calorico, circa 516 kcal per soli 100 gr, quindi non bisogna abusarne, specialmente se si sta seguendo un regime alimentare ipocalorico ben definito.

Integrare questi semi nella nostra dieta è un vero toccasana per la nostra salute (nelle giuste dosi), in quanto i loro valori nutrizionali sono davvero notevoli. Infatti questi semi sono famosi per il loro alto contenuto di vitamine (provitamina A, vitamina B ed E), fibre, proteine (ottime per diete vegane e vegetariane) e amminoacidi essenziali.

Olio di canapa sativa

L’olio di semi di canapa si ottiene dalla loro spremitura a freddo, essendo il suo seme particolarmente oleoso. Anche in questo caso, questo prodotto derivato dalla cannabis è davvero un’eccellenza nel campo alimentare, dato che possiede moltissime proprietà. Quest’olio infatti è conosciuto per la sua abbondanza di acidi grassi essenziali come l’omega 6 e l’omega 3, che tra l’altro sono in rapporto tra loro 3 a 1 (una proporzione ottimale per una dieta equilibrata), ma anche per il suo contenuto di vitamina E.

In generale possiamo affermare che l’olio di canapa ha un sapore gradevole e delicato, e per questo può essere impiegato come condimento a crudo (per non perderne i benefici). Nonostante ciò, il suo prezzo sul mercato è ancora un po’ elevato, data la poca domanda.

Non si confonda l’olio di canapa con quello di CBD, al quale vi rimandiamo qui.

Farina di canapa sativa

Questa farina si ricava dal panello, ossia i resti dei semi rimasti dopo la spremitura per la produzione dell’olio. I valori nutrizionali sono gli stessi di olio e seme, ma si distacca per essere mene calorica (circa il 20% in meno) rispetto alle altre comuni farine di grano che consumiamo normalmente. Infine bisogna ricordare che questa farina non contiene glutine, quindi è indicata per i soggetti celiaci.

Canapa sativa: produzione industriale e salvaguardia dell’ambiente.

Bioedilizia

Di recente scoperta è invece l’utilizzo della canapa per l’edilizia, che permette l’impiego di materiali bio per la produzione della calce per il cemento e dei mattoni. Queste nuove tecniche hanno inaugurato la moderna bioedilizia, la quale viene incoraggiata dalle proprietà di questi materiali: la canapa è capace di assorbire l’anidride carbonica, permettendo un buon isolamento termico e acustico, così da migliorare l’efficienza energetica dello stabile.

Carta

L’utilizzo di questa pianta per produrre carta di qualità è abbastanza antico, anche se non trovò un vero e proprio impiego fino alla scoperta della stampa. La carta che si ottiene dalla fibra di canapa comporta dei notevoli vantaggi ambientali rispetto alla carta ricavata dal legno, dato che la prima offre una maggiore produttività per ettaro rispetto agli alberi, ma soprattutto ha una bassa percentuale di lignina, una sostanza che va eliminata dal legno degli alberi per produrre la pasta per la carta e che richiede un largo impiego di acidi inquinanti per la sua eliminazione.

Fibra tecnica

Particolarmente apprezzata per la sua resistenza, duttilità, elasticità e leggerezza, la canapa e le sue fibre offrono una valida alternativa a prodotti come la vetroresina, l’alluminio e i materiali plastici di origine fossile, garantendo la realizzazione di prodotti ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Attualmente viene utilizzata come fibra tecnica nell’ingegneria meccanica per la produzione di telai di automobili (come la famosa Hemp car) e di aerei super leggeri.

Bonifica del suolo

Grazie ad alcuni progetti pilota come quello nei pressi dell’Ilva di Taranto, si è appurato che la cannabis ha un potenziale di bonifica ambientale in quei luoghi dove si sono verificati episodi di inquinamento del suolo delle falde acquifere. La coltivazione di questa pianta permette la bonifica di terreni e suoli contaminati da metalli pesanti, pesticidi chimici o altre sostante inquinanti di scarto proveniente da industrie limitrofe. La spiegazione di questo fenomeno sta nell’apparato radicale della canapa, il quale compie un processo chiamato “phytoremediation“, che svolge un’azione chelante in grado di assorbire le sostanze inquinanti presenti nel suolo.

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