THC
Cbd express

Cbd express

Che cos’è il THC?

Il THC delta-9-tetraidrocannabinolo ( con la sua molecola) è il principale e più conosciuto principio attivo della cannabis che, in base alla quantità presente, è in grado di provocare molteplici effetti sia positivi che negativi a chi ne fa uso.

Ti starai chiedendo come viene assunta la molecola di  THC? Ovviamente nella cannabis che è una delle sostanze più utilizzate in tutto il mondo, in particolare il THC viene assunto fumandolo, inalandolo o disciolto in liquidi adiposi (latte, burro ecc).

La cannabis

Deriva dalla pianta della canapa e, più precisamente, dalle sue infiorescenze; essiccandole e trattandole viene ricavata una resina collosa e densa che può essere utilizzata dal consumatore. Le piante di canapa indiana sono di tre tipi diversi e si differenziano per misure della pianta e della percentuale di THC presente, esse sono: sativa, indica e ruderalis, quest’ultima è molto più rara e poco conosciuta rispetto alle precedenti. Ricavare la cannabis è possibile da tutti e tre tipi di piante, cambiando le reazioni provocate dall’utilizzo. Il THC è una sostanza utilizzata per vari scopi, a seconda della concentrazione viene usata per scopi ricreativi (concentrazione più alta) e scopi curativi (concentrazione più bassa).

La marjuana

Rientra nella classificazione delle droghe leggere e per questo, in tutto il mondo, c’è una continua lotta su due fronti: chi vuole legalizzarla, togliendo così buona parte degli introiti alla criminalità organizzata, e chi vuole continuare a reputarla una droga.

 

Chi ha scoperto il THC?

Il principio del THC è stato scoperto da Raphael Mechoulam, Yechiel Gaoni, e Habib Edery, che sono riusciti a isolarlo e studiarlo per la prima volta nel 1964. Erano anni difficili, il proibizionismo imperava e l’uso di marijuana era destinato agli hippie, il cui fenomeno coincise proprio con quel periodo. L’equipe di chimici israeliani riuscì a procurarsi illegalmente la cannabis con il proposito di studiarla con un approccio scientifico, proprio per questo fu il Ministero della Salute a concedergli il permesso per procurarsele ai fini documentativi.

 

Effetti marijuana, tutto ciò che devi sapere

Da millenni la pianta della canapa, e di conseguenza il THC, viene utilizzata a scopi curativi; oggi in molti Paesi sono disponibili medicinali composti sulla base del principio attivo e servono a curare molteplici patologie o ad alleviare alcuni sintomi di malattie più o meno gravi.

Il THC ha proprietà psicotrope, cioè influisce sul sistema nervoso e provoca alcuni effetti, più o meno accentuati a seconda della concentrazione assunta. C’è da sottolineare la differenza tra un uso terapeutico e un uso puramente ricreativo; per quanto riguarda quest’ultimo si può vedere un generale rilassamento del corpo, un’azione analgesica che riduce eventuali dolori, una forte euforia che in alcuni casi può diventare eccessiva, la sensazione che il tempo scorri più lentamente, un aumento della sensazione di fame che coincide con la mancanza della sensazione di sazietà, una maggiore sensibilità sensoriale, una sensazione di sonnolenza ed effetti leggermente allucinogeni.

La presenza di questi effetti è soggettiva e può variare in base a molti fattori come: età, stato psico-fisico, assunzione combinata con altre sostanze psico-attive come alcol e altri fattori che possono alterare gli effetti. Messa in questi termini sembra non ci siano problemi significativi ma in realtà esistono molti effetti collaterali che è bene prendere in considerazione.

 

L’impiego del THC in medicina

I recettori che legano con il principio attivo della cannabis sono localizzati in tutto il corpo umano ma è specialmente l’area del cervello a essere quella interessata, proprio per questo il THC ha forti conseguenze psicoattive. Oltre alle varie sintomatologie conosciute come euforia, eccitazione, aumento della fame e alterazione di tutte le sensazioni legate all’apparato uditivo, olfattivo e gustativo, il THC presenta anche tendenze rilassanti e analgesiche ed è proprio per questo che viene utilizzato in moltissimi medicinali.

In ambito medico viene sfruttato per moltissime patologie come:

  • la sclerosi multipla,
  • la sindrome di Tourette,
  • diverse forme di cancro.

Le proprietà anti-nausea di questo principio attivo lo rendono anche utilizzabile dalle persone con sistema immunitario depresso come gli ammalati di AIDS o i soggetti in chemioterapia. Non sorprende che tantissimi studi ne hanno non solo approfondito la composizione ma anche la presenza di eventuali effetti collaterali. Ci sono stati infatti degli studi sugli animali volti a capire se il THC fosse tossico per l’organismo. Bisogna somministrare delle grandissime quantità di THC per provocare la morte sui piccoli organismi come i ratti mentre per quelli più grandi è stato praticamente impossibile. Un tema che invece è molto dibattuto cosa può provocare il THC a lungo termine su un essere umano. Il THC, comunque, presenta allo stesso tempo, molti effetti positivi sul cervello in quanto trattasi di un neuroprotettore che va a difendere il cervello dalle infiammazioni e dallo stress.

Nonostante molti pensino che il fumo distrugga le cellule cerebrali, in realtà gli scienziati hanno provato che il THC induce la sintesi di nuove cellule comportando quel fenomeno conosciuto come neurogenesi.

 

Gli effetti del THC sulle patologie

Se vuoi approfondire una panoramica di come il THC può essere adoperato a scopo terapeutico devi sapere che può essere utilizzato per: nausea, vomito, anoressia, muscoli spastici, cancro, sclerosi multipla, asma, glaucoma, dipendenze, infiammazione, patologie psichiatriche, morbo di Alzheimer, sindrome di Tourette, neuroprotezione e patologie autoimmuni. Per quanto riguarda il dolore, gli effetti della marijuana sono noti in quanto vanno a diminuirlo con un forte effetto analgesico; proprio per questo molte persone utilizzano la cannabis terapeutica per diminuire il dolore e migliorare la qualità di vita. Per nausea e vomito, il THC riesce ad espletare degli effetti antiemetici così da diminuire la sensazione causata da questo disturbo. Molti studi hanno rilevato gli ottimi risultati su persone affette da anoressia e disturbi alimentari in quanto il THC va a stimolare l’appetito, inducendo quella famosa fame chimica che porta il soggetto a mangiare con gusto e a stabilizzare il peso o a ingrassare di qualche chilo. Per quanto riguarda la spasticità, l’effetto benefico può ridurre sia il dolore che il tremore ed è per questo che i soggetti affetti da sclerosi multipla tendono a utilizzare il THC. Si parla anche di altre patologie legate a questo problema o una lesione del midollo spinale che comporta quindi un forte tremore o parestesia muscolare. Per il cancro viene utilizzato non solo per ridurre il dolore ma anche perché i soggetti in chemioterapia sono fortemente debilitati e quindi necessitano di un supporto e di un aiuto che li spinga a mangiare di più rispetto al normale. Per quanto riguarda l’asma, il THC ha un effetto che dilata i bronchi specialmente quando viene ingerito o vaporizzato. In caso di glaucoma, il principio attivo va a ridurre la pressione che si trova all’interno dell’occhio e protegge quindi il nervo ottico o ne allevia la sintomatologia dolorosa. La particolarità è che per le persone affette da glaucoma funge da elemento terapeutico mentre per i sani rappresenta semplicemente una prevenzione.

Per le patologie autoimmuni

Se sono provocate da un focolaio infiammatorio, la cannabis ha un forte potere in grado di contrastare questa condizione e così diminuire la terapia con i farmaci antinfiammatori. Infatti il THC va a regolare la risposta del sistema immunitario dell’organismo e a ridurre una risposta infiammatoria elevata. Alcuni soggetti rilevano anche dei benefici per curare disturbi di ansia, depressione, disturbi del sonno. In questo caso però è doveroso sottolineare che esiste la possibilità che possa esserci una accentuazione di psicosi in individui tendenti a questo tipo di disturbo perciò è bene fare attenzione. Al momento gli scienziati sono ancora in contrasto su questo argomento. Per quanto riguarda il fenomeno della neuro protezione, il THC va ad attivare un recettore che rallenta il declino cognitivo. Proprio per questo molte persone affette da malattie neuro-degenerative decidono di provare la terapia per rallentare l’andamento della patologia e proteggere il cervello da una serie di problemi come ipossia e convulsioni.

 

Il comportamento del THC all’interno del corpo

Esistono diversi tipi di cannabis legati alle droghe illegali:

– l’hashish che nasce dalle infiorescenze;

– la marijuana che deriva dalle foglie di cannabis seccate all’aria insieme a fiori e gambo;

– olio di hashish con un livello di THC davvero molto alto che in alcuni casi può anche raggiungere il 60%.

In tutto il mondo la cannabis viene chiamata in maniera differente dalla maria in Italia, alla Mary Jane in America, alla ganja in Jamaica, eccetera. Sono comunque tutti i nomi che indicano la stessa sostanza.

Sostanza che si comporta in questo modo: il THC penetra molto rapidamente all’interno dell’encefalo, solitamente le sostanze vengono fermate repentinamente dalla barriera ematoencefalica (quel muro di protezione che protegge l’encefalo e permette alle sostanze tossiche e dannose di non penetrare al suo interno). Questo procedimento non avviene per il THC che riesce quindi ad entrare senza alcun tipo di ostacolo riuscendo a espletare i suoi effetti. Una caratteristica molto interessante è che il THC si propaga anche ad altri organi, specialmente quelli molto grassi. Questo è correlato al fatto che il THC riesce a sciogliersi in una sostanza grassosa ed è proprio questo scioglimento a essere rintracciabile all’interno del liquido ematico anche a distanza di mesi. In poche parole, se hai fumato della cannabis non legale, il tuo corpo conserverà le tracce per 30 giorni e anche più, risultando anche in un’eventuale indagine da laboratorio. È stata compiuta una ricerca che ha marcato la cannabis con delle sostanze radioattive non tossiche per capire il viaggio compiuto dal THC all’interno del corpo. Quello che è stato riscontrato è che ci sono degli organi che il THC preferisce in maniera particolare: potrai sicuramente ipotizzare che si tratti del cervello ma, in maniera più approfondita, sono i gangli alla base del cervelletto a essere molto più sensibili. Non sorprenderti di questo feeling con il cervelletto in quanto è questo ll’organo che orienta il corpo all’interno dello spazio ed è per questo che gli effetti del THC vanno ad alterare la sensazione e la percezione spazio-temporale del soggetto. Altre zone molto sensibili sono il tronco encefalico, l’ipotalamo, il corpo calloso ma anche altre strutture cerebrali legano in maniera particolare grazie a degli appositi recettori. Capire il comportamento del legame tra THC e cervello è molto importante perché va a spiegare tutti gli effetti della cannabis sulle funzioni motorie e logiche. Abbiamo spiegato il legame tra il cervelletto e l’alterazione dell’orientamento ma esiste anche la presenza di recettori nella corteccia che va a influenzare i processi mnemonici e cognitivi dell’individuo che non ricorda determinate nomi o episodi della sua vita così come esistono recettori nell’aria ventromediale, quest’ultima legata alla gratificazione mentale e ciò spiega benissimo il perché fumare THC fa sentire bene i fumatori.

Una volta arrivati al cervello è interessante poi capire cosa succede all’organismo come risposta, quando la cannabis viene fumata infatti si ha un picco di presenza del THC all’interno del sangue nel giro di pochissimi minuti, circa 15 o 20, con un massimo raggiunto dopo 30 minuti. In questo periodo di tempo il soggetto ha una sintomatologia intensa per poi diminuire gradualmente e resistere fino a 3-4 ore. A volte, i sintomi non sono più percepiti nonostante il principio attivo continui a espletare i propri effetti ma sono talmente minimi da non essere più tangibili. Quando l’effetto svanisce, l’individuo, comincia a sentire una grande fame, la famosissima fame chimica che sembra non avere mai fine. Ti è mai capitato di fumare della marijuana? Saprai benissimo che la fame chimica induce quella sensazione continua di appetito che non cessa nemmeno dopo ingenti quantità di cibo.

 

THC e CBD, fratelli e nemici

Potresti pensare che il THC sia l’unico principio attivo presente all’interno della cannabis ma in realtà è il fratello del CBD ovvero un principio attivo che ha il compito di frenare gli effetti eccessivi del THC e di indurre il soggetto ad una veglia così da contrastare la sonnolenza perpetuata dall’altro principio attivo. In questo meccanismo di induzione e arresto, sono molte le aziende che volgono il loro sguardo verso il CBD considerato il vero cannabinoide del nostro secolo. Questo perché è proprio il CBD il principio attivo utilizzato per la famosa cannabis legale. Questa sostanza comporta una serie di benefici per l’organismo senza provocare alcun tipo di variazione psicoattiva. Attualmente sono sempre più le aziende legali e i privati che coltivano piante ibride ricche di CBD e con un contenuto irrisorio di THC, il massimo consentito dalla legge è infatti di 0,6 %. Le proprietà del CBD sono antinfiammatorie e analgesiche, proprio per questo è molto utilizzato per alleviare la sintomatologia dolorosa di moltissime patologie. La combinazione di questi due principi attivi avrà un effetto terapeutico davvero ottimale per i pazienti, considera infatti che la cui marijuana medica ha un quantitativo di THC che varia dal 7 al 22% ed è acquistabile solamente in farmacia, previa prescrizione medica. L’effetto combinato di THC e CBD viene chiamato effetto entourage. Ovvero la combinazione perfetta dei due principi attivi che insieme cooperano per l’espletamento di una serie di effetti. La scienza sta lavorando affinché questa sinergia venga migliorata e ottimizzata così da risultare perfetta per i consumatori.

 

Differenziazione tra i vari tipi di marijuana legale

Ad oggi esistono due tipi di marijuana che puoi avere: legale e terapeutica.

THC nelle analisi del sangue Quest’ultima ha un contenuto di THC che può arrivare al 22% ed è utilizzabile solo qualora tu avessi una patologia importante. Serve la prescrizione medica ed è reperibile solo in farmacia.

La cannabis legale ha un tasso di THC davvero irrisorio, parliamo di punte dello 0,6% secondo i limiti di legge.

La cannabis legale puoi acquistarla in qualsiasi negozio web o reale ma presta attenzione perché puoi detenere solo 15 grammi in casa e 5 all’esterno.

Potrai anche coltivare la cannabis light in casa per un massimo di 3 piante. Tutte queste limitazioni sono chiare: l’intento del governo è di vietare l’uso a scopo ricreativo, stimolare l’acquisto di una cannabis controllata e priva quasi del tutto di THC in modo da eliminarne gli effetti psicoattivi.

Al momento questa dinamica è ancora in fase sperimentale, la legge è stata infatti approvata solo nel 2018 e ha diverse lacune.

Anche gli effetti della marijuana legale sono diversi rispetto a quella classica, sono da provare in quanto risultano essere utili per la cura di malesseri leggeri come emicrania e dolori da ciclo mestruale, oltre ad attivare lo stato di all’erta dell’organismo. In poche parole, ti sentirai più sveglio e concentrato, senza sentirti stordito o peggio. Meglio non sottovalutare la cannabis light, la vera scoperta del secolo e una sicurezza per il futuro.

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