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Il CBD sballa? Scopriamo gli effetti di questo cannabinoide sul cervello

Quando si parla di Cannabis sativa, il collegamento logico con lo sballo è quasi automatico. Non tutti però sanno che questa pianta, usata da oltre 3000 anni in campo officinale, oltre ai cannabinoidi psicoattivi come il THC, è ricca di un altro composto predominante, che non provoca alcun effetto psicotropo sul cervello, ma che vanta numerose proprietà positive per il corpo umano: il CBD. Ma davvero questo metabolita non provoca alcun effetto sul cervello umano? Il CBD sballa? Non c’è da preoccuparsi! Ecco quali sono i suoi effetti su corpo e mente.

Gli effetti del cannabidiolo sul cervello

Tra le sostanze più conosciute presenti all’interno della Cannabis sativa troviamo il tetraidrocannabinolo, principalmente noto come THC, e il cannabidiolo, ovvero il CBD. Il primo è il principale responsabile dell’effetto “sballo” provocato dal consumo di cannabis: la sua somministrazione comporta alterazioni delle capacità percettive del cervello e stordimento. Il secondo, invece, è noto come un cannabinoide non psicoattivo (che quindi non altera in alcun modo la psiche), dotato di grandi capacità officinali.

Per questa ragione, quest’ultimo componente ha attirato l’attenzione della comunità scientifica, in particolare negli ultimi tempi, e i coltivatori hanno dato vita a varietà ibride di cannabis, con minori concentrazioni di tetraidrocannabinolo ed elevate concentrazioni di cannabidiolo. Ma davvero il CBD non ha effetti sul cervello e sulla psiche?

Per rispondere alla domanda “Il CBD sballa?”, è necessario prendere in considerazione come questi due metaboliti interagiscono con i ricettori del cervello umano. Entrambi questi composti hanno infatti la capacità di legarsi al sistema endocannabinoide del sistema nervoso centrale, in particolare ai recettori CB1 e CB2. La differenza, però, sta nel modo in cui il CBD e il THC agiscono all’interno dell’organismo: il tetraidrocannabinolo, nel legarsi ai ricettori CB1, imita l’azione del neurotrasmettitore anandamide, la “molecola della beatitudine”, portando alla sua attivazione e alterando così numerosi sensi, dall’appetito alla memoria.

Il CBD, invece, provoca l’azione contraria: agisce contrastando l’azione del THC sui recettori CB1, minimizzando i suoi effetti psicoattivi, e si lega principalmente ai recettori CB2 situati all’interno degli organi periferici, come tessuti ed epidermide, e al sistema immunitario. Il CBD quindi, attivando i ricettori dell’adenosina, aiuta a regolare le funzioni cardiovascolari e il consumo di ossigeno, e stimola la produzione di glutammato e dopamina all’interno dell’apparato cerebrale, provocando un effetto calmante e sedativo.

Quindi, alla domanda “Il CBD sballa?”, che si fanno in molti, la risposta è “No”, anche se non si può negare che questo cannabinoide esercita comunque degli effetti sul cervello.

CBD: le potenzialità terapeutiche sul cervello

Data la sua capacità di interagire positivamente sulle funzioni cerebrali, il CBD può risultare un ottimo alleato nel trattamento di diversi tipi di disturbi e patologie legate all’attività del cervello. In particolare, grazie ai suoi effetti calmanti e sedativi, il CBD può rappresentare una cura officinale per disturbi da stress e patologie di tipo ansioso.

Non a caso, gli ultimi studi sperimentali hanno evidenziato l’efficacia del CBD nel trattamento di disturbi psicologici, psichici e neurologici come ansia, PTSD, epilessia, schizofrenia e dolore neuropatico.

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