Cannabis light Italia
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Cannabis light in Italia, ecco la situazione aggiornata

La cannabis light in Italia, di recente, è tornata a far parlare di sé e a far discutere non solo i consumatori abituali, ma anche i proprietari dei grow shop (che, soprattutto negli ultimi anni, sono spuntati come funghi in tutta la penisola) e gli agricoltori.

Il motivo? Verso la metà di luglio 2019 la Cassazione, dopo essere stata sollecitata da più parti, ha emesso una nuova sentenza, spiegando perché, il 30 maggio 2019, dopo la canapa con un tasso di THC superiore allo 0,6%, è stata messa fuorilegge anche la cannabis light.

Secondo quanto dichiarato dai magistrati, non importa quanto THC sia più o meno presente in una pianta di canapa: la vendita delle foglie di canapa sativa, come pure dell’olio, della resina e delle infiorescenze è vietato.

La cannabis sativa inoltre, come per ribadire la sua illegalità, non rientra nemmeno tra le tipologie di marijuana di cui è permessa la coltivazione in Italia, quindi di conseguenza non è subordinata alla Legge numero 242 del 2016.

Cannabis light in Italia: cosa dice la legge?

La cannabis light, a differenza di quella “tradizionale”, non soggiace alla stessa normativa che, nel 2016, è stata emanata per proteggere gli agricoltori dal rischio di incappare troppo spesso in perquisizioni e sequestri da parte delle autorità, proprio a causa del suo basso contenuto di THC, il principio attivo responsabile dello sballo.

Tuttavia, proprio a causa di questa incertezza in materia legislativa, presto i negozianti potrebbero ritrovarsi confrontati con qualche “noia di troppo”, come ad esempio i sequestri preventivi dei prodotti (il che si traduce in perdite anche di centinaia di euro).

Nonostante questo però abbiamo anche una buona notizia: prima di procedere con un sequestro dei prodotti, le autorità devono infatti dimostrare che quei prodotti, marijuana legale inclusa, hanno effetti droganti.

Per quanto riguarda invece i consumatori di cannabis light, altra buona notizia: a differenza di quelli che fumano la marijuana “tradizionale” (quindi illegale), non corrono alcun rischio, dunque possono continuare a fare uso della loro erba preferita senza il rischio di finire dentro.

Cannabis light in Italia: quali sono i prodotti che possono essere venduti?

Dopo aver visto a grandi linee cosa (non) dice la legge, visto che la sentenza della Cassazione, oltre ad essere sospettata da più parti di essere una decisione “politica”, nei fatti ha contribuito a creare maggiore confusione, vediamo adesso quali sarebbero i prodotti a base di canapa di cui sarebbe “consentita” la vendita e per i quali i grow shop non rischierebbero noie con le autorità.

Oltre ai vestiti prodotti con fibra di canapa, che negli ultimi anni hanno cominciato ad essere sempre più apprezzati dai vegani e più in generale dagli amanti delle fibre naturali e non irritanti, tra i prodotti a base di canapa permessi ci sarebbero i cosmetici, le bevande e gli alimenti, che peraltro rappresentano soltanto una minima parte del fatturato dei grow shop.

Legalizzazione cannabis in Italia: a che punto siamo?

La decisione presa dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che tra i suoi obiettivi di governo si è posto quello di far chiudere tutti i cannabis shop, ha portato l’Italia a compiere un importante passo a ritroso nella legalizzazione della cannabis.

Se nel 2016 era stata autorizzata la coltivazione, la vendita e il consumo della cannabis light, e in Parlamento si era cominciato a parlare su un’eventuale legalizzazione della canapa con più il 0,6% di THC, oggi nel 2019 le prospettive non sono così rosee.

Il ministro Salvini infatti, come lamentato da più voci, rischia di mettere in ginocchio un intero settore non tanto per il bene della “salute pubblica”, quanto piuttosto come ripicca per quello che è successo al suo sottosegretario, Armando Siri.

Il settore della cannabis legale, oltre ad aver contribuito a creare migliaia di posti di lavoro in Italia (quello che, di fatto, è già successo in Colorado, dove la marijuana è stata legalizzata nel 2014), ha permesso di generare profitti interessanti, difficili anche da quantificare visto che si parla di milioni di euro, di togliere un’ampia fetta di un mercato importante dalle mani delle organizzazioni criminali e di garantire un consumo sicuro e lontano dagli spacciatori e dalla strada.

La battaglia per la legalizzazione della cannabis in Italia è lontana però dall’essere finita, perché, come riportato da diversi articoli apparsi il 20 giugno 2019, l’associazione Free Weed, preoccupata per questa decisione anacronistica e per la legislazione sempre più fumosa sulla canapa, ha lanciato un’iniziativa per la legalizzazione e la regolamentazione del mercato della cannabis light, e non solo, in Italia.

L’iniziativa, alla quale hanno aderito non solo i cittadini, ma anche le aziende di settore e le associazioni, e denominata “Manifesto per la cannabis libera”, ha raccolto non solo più di 30mila firme online, ma è stata accolta anche dal ministero della Giustizia e dal senatore Matteo Mantero (Movimento 5 Stelle), che nei prossimi mesi la presenterà in Senato.

Il ministro Salvini, a conti fatti, se non durante l’estate 2019, probabilmente tra pochi mesi si dovrà confrontare con una larga fetta della popolazione italiana, che non può più essere ignorata, che non solo vuole una regolamentazione chiara e precisa, ma anche una legalizzazione a tutto tondo del mercato della cannabis.

Quante tipologie di marijuana esistono? Sono legali in Italia?

Iniziamo con il dirti che, elencare tutte le tipologie di marijuana presenti in natura con tutti i loro effetti e i loro usi, in una sola guida è alquanto impossibile, anzi, per farlo come minimo ci vorrebbe un intero libro.

In natura si trovano più di 1000 varietà di cannabis, la maggior parte delle quali può essere incrociata per ottenere maschi oppure femmine (le femmine sono le piante che vengono poi effettivamente utilizzate, sia per produrre derivati dalla canapa sia come prodotto da fumo).

Quelle più conosciute, e fumate, sono la cannabis sativa, che in Italia è illegale al 100% ed è riconoscibile dalla presenza di otto foglie strette e affusolate sulle estremità, la cannabis indica, che ha sette foglie e molto più larghe e tozze, e la cannabis ruderalis, meno conosciuta rispetto alle altre due varietà e che, fino agli anni Sessanta, in Italia è stata impiegata soprattutto nella produzione tessile.

Queste tre varietà, a loro volta, si suddividono in diciassette tipologie, che oltre ad essere tra le più coltivate, sono anche quelle più note dai consumatori abituali:

  • White Widow (o “Vedova bianca”): poco nota in Italia, è venduta soprattutto nei coffee shop di Amsterdam e anche le sue origini sono olandesi. Creata in serra, si fa riconoscere per le sue foglie, che diventano bianche durante la fioritura.
  • Haze: ottenuta in California da un incrocio tra la cannabis colombiana, la cannabis thailandese e la cannabis giamaicana, viene impiegata soprattutto in ambito medico e ha effetti positivi sull’attività celebrale.
  • Jack Herer: altra varietà di cannabis utilizzata in ambito medico, la Jack Herer è molto ricercata dai consumatori a causa del suo livello elevato di THC. In Olanda la si può ottenere in farmacia dietro prescrizione medica.
  • Northern Lights: è stata la prima tipologia ottenuta con un incrocio del 50% di Haze. Dato che può raggiungere i 3 metri di altezza, se desideri coltivarla indoor, dovrai metterla in vaso (solo in questo modo si riesce infatti a renderla più piccola).
  • Cheese: è la cannabis più famosa nel Regno Unito, ottenuta da un incrocio di skunk. Deve il nome al suo odore, molto forte e pungente, che ricorda quello del formaggio stagionato.
  • Mandala Sadhu: creata da un incrocio tra la cannabis indica e la cannabis sativa, viene coltivato soprattutto in India dagli asheti sadhu.
  • Acido D: è una delle migliori qualità di cannabis presenti sul mercato ed è composta dal 70% di cannabis sativa e dal 30% di cannabis indica.
  • Criminal Jack: dotata del tipico sapore della skunk, questa varietà cresce molto velocemente, quindi è indicata per tutti i coltivatori che non desiderano “aspettare troppo” per fumarsi un buon joint.
  • Moby Dick: molto adatta per trattare tutti gli effetti collaterali derivanti dalla chemio e l’anoressia, la Moby Dick è caratterizzata da una bassa concentrazione di CBD e da un’elevata concentrazione di THC (fino al 21%), quindi i suoi effetti psicoattivi sono più resistenti e durano più a lungo.
  • AK 47: insieme alla White Widow, è una delle varietà olandesi di cannabis più note e apprezzate. Ha un odore e un sapore molto forte ed è facile da coltivare indoor.
  • Super skunk: ottenuta da un incrocio tra la skunk e una varietà afgana nota con il nome di hash, questa cannabis è molto amata dagli intenditori per il suo profumo fragrante e la potenza dei suoi effetti.
  • Blueberry: composta da un 80% di cannabis indica e da un 20% di cannabis sativa, la Blueberry si fa riconoscere per il suo colore, che va dal blu al lavanda, e per il suo sapore e profumo intenso di mirtillo.
  • Lueberry: ricavata da un incrocio tra la White Widow e la Blueberry, ha un odore di gomma americana e un sapore dolce e fruttato. Questa varietà in genere è piccola, ma in alcuni casi, soprattutto se trova un clima favorevole, può raddoppiare anche di dimensioni.
  • Super Lemon Haze: a differenza della Haze classica, ha un gusto intenso di limone e dà subito alla testa. I suoi effetti sono lunghi e duraturi.
  • Big Bud: ha molti tratti in comune con la skunk, ma diversamente da quest’ultima produce molte più infiorescenze, tanto che spesso i coltivatori sono obbligati a mettere dei bastoni per sostenere i rami e far sì che non si spezzino sotto il peso dei fiori.
  • Black Jack: ottenuta da un incrocio di Jack Herer, è una cannabis di qualità superiore e dal profumo dolce e intenso.
  • Skunk: ricavata da un incrocio tra la cannabis indica e la cannabis sativa, è la varietà più diffusa in tutto il mondo. È dotata di un odore molto forte.

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