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Cannabis italia – contesto e diffusione in Italia

Cannabis italia

Un viaggio all’interno del mondo della cannabis Italia
Il contesto e la sua diffusione nel nostro paese tra accettazione e polemiche

Il viaggio della cannabis Italia, negli ultimi due anni, sembrava procedere finalmente a vele spiegate, anche se si andava su mari inesplorati.
Negli ultimi giorni le cose appaiono molto diverse e forse avrai di nuovo percepito le critiche e le discussioni che sembravano ormai state messe a tacere.

Quando si parla di cannabis Italia, ci si continua a scontrare con un antico retaggio culturale, a cui si sono aggiunti anche nuove polemiche tra le sfere più alte della politica e della legislazione. Il livello non è più solo tra scienza e tutela della salute anche se alla fine il tema rimane sempre lo stesso, una realtà che si ripete ormai da secoli e che riguarda l’utilizzo della cannabis.

Le domande che avrai di nuovo percepito in questi giorni ripropongono sempre lo stesso contesto, dato che si continua a discutere su quale possano essere gli effetti della cannabis sulle persone e quali forme di legalizzazione applicare ai diversi tipi di marijuana nel nostro paese.
Pochi anni fa si era fatto un passo avanti, sperando che l’Italia potesse essere tra i primi paesi a legalizzare una particolare forma di cannabis. In questo articolo cercheremo di comprendere a fondo il mondo della marijuana e in particolare quali sono le prospettive per la cannabis in Italia. In questo modo se sei un amante di questa pianta potrai avere una certa chiarezza su tutte le realtà collegate a questo particolare mondo e comprare presso il nostro e-commerce in piena tranquillità.

La cannabis una pianta dalla storia contestata ma molto antica

Tra le particolarità della cannabis si evidenzia un forte legame storico con la cultura occidentale

La domanda che potrebbe sorgere e come mai vi sono tante contestazioni e critiche sulla cannabis in Italia?

Quando si accosta la parola “cannabis” e “Italia”, potresti pensare che è la moda del momento e come tale si giustificano le contestazioni e le critiche. In realtà quando si parla dei diversi tipi di marijuana, il legame storico tra il nostro paese e questa pianta è molto più atavico e antico di quanto si può immaginare.

Per citare fonti precise come Wikipedia che puoi visionare al link  ( cannabis ) , il legame dei diversi tipi di marijuana con l’occidente è qualcosa che si innesta nel substrato storico.

Infatti sin dall’antichità si conoscevano le proprietà della cannabis. In particolare nella cultura classica, sia i greci che i romani applicavano gli effetti benefici e quelli psicotropi della cannabis.

Per tutto il medioevo l’applicazione della cannabis in Italia e in tutta Europa era qualcosa di normale e ben diffuso, così come l’utilizzo della pianta in diversi altri settori come l’abbigliamento la produzione di corde, quelle delle vele delle navi, oppure la creazione di prodotti per la vita di tutti i giorni. L’impiego della canapa nella realtà quotidiana sia dal punto di vista pratico che per scopi ricreativi hanno dato un grosso impulso al mercato della marijuana fino agli inizi del 1900.

Ma il primo ventennio del nuovo secolo segna le prime difficoltà per chi apprezzava l’utilizzo della cannabis in Italia e nel mondo. Dall’America si diffonde una corrente di critiche che inonda questa sostanza, indicandola come una droga e combattendo in modo aspro la sua coltivazione nel paese. Dal nuovo mondo l’idea si è diffusa in Gran Bretagna e in poco tempo in tutto l’emisfero occidentale si è accostato il concetto di marijuana a qualcosa di negativo e in particolare come una forma di droga.

A questo si aggiunge una connotazione culturale specifica, dato che l’utilizzo della cannabis era accostata a un particolare categoria di individui al di fuori degli schemi e del rispetto delle regole standardizzate.
Si deve arrivare agli anni 2000 quando iniziano a diffondersi voci e in particolare ricerche sempre più approfondite e complete, le quali ribadiscono come l’utilizzo della cannabis può avere degli effetti benefici sull’essere umano: è la rivincita della cannabis.

Le caratteristiche della cannabis  e i suoi effetti benefici sulla salute

Le diverse tipologie di marijuana e la legalizzazione della cannabis light

Ma cosa ti può spingere a scegliere un prodotto a base di canapa su un e-commerce come per esempio il nostro?
Dopo tutte le contestazioni e le critiche che fino ad ora caratterizzano questo prodotto potesti pensare che la cannabis sia un qualcosa di nocivo e che qualunque realtà legata ad essa in maniera diretta o indiretta potrebbe avere le stesse caratteristiche negative. Per capire il vero valore della cannabis in Italia, è importante comprendere quali sono i suoi principi attivi e in particolare i benefici che si determinano con la sua assunzione.

Le tipologie di cannabis presenti sul mercato mondiale

Il termine cannabis è una parola generica che raggruppa al suo interno tre specie differenti di piante appartenenti al gruppo delle angiosperme: la sativa, la indica e la ruderelis.

Tra le proprietà che hanno permesso la sua diffusione vi è il fatto che questa pianta erbacea cresce nei paesi con clima temperato con grande facilità. Ma ciò che la rende di interesse particolare per l’intrattenimento e la scienza è la presenza al suo interno di più di 60 cannobinoidi differenti, oltre a terpenoidi e flavonoidi. In particolare l’attenzione è stata posta sulle interazioni che può avere il THC, definito anche come tetraidrocannabinolo e il CBD anche conosciuto come cannabidiolo. In particolare le critiche ai diversi tipi di marijuana è stata posta nei confronti degli effetti psicotropi che derivano dal THC, il quale in base alle ultime scoperte si lega direttamente ai recettori Cb1 e Cb2 del sistema nervoso alternandone le sue funzioni. Al CBD invece appartengono per lo più gli effetti benefici e positivi della marijuana.

Come curarsi con la cannabis in Italia utilizzando le sue proprietà

Gli effetti positivi della cannabis sono una realtà di fatto, le cui ricerche sono state accettate e pubblicizzate in articoli come questo comparso sul Corriere della Sera riguardanti gli aspetti positivi della sua assunzione
Ma quali sono i suoi effetti benefici sul corpo umano? Di seguito elenchiamo quelli più conosciuti e significativi.

– azione analgesica: il cannobidiolo interviene sui recettori del dolore riducendo le infiammazioni e può essere utilizzato per la sua azione analgesica per ridurre dolori ed emicranie. Inoltre può avere degli effetti sulle artriti e i dolori muscolari;

– azione anti-cancerogena: tra gli effetti che hanno stupito maggiormente gli scienziati vi sono quelli legati alla lotta contro il cancro. È stato notato non solo come l’assunzione di cannabis possa rallentare la produzione di cellule tumorali ma inoltre può essere molto efficace per alleviare i dolori dei cicli chemioterapici;

– effetto antispasmodico: la cannabis interviene a rilassare la muscolatura e a produrre una forte sensazione di benessere. Grazie a questa particolare proprietà viene applicata in particolari malattie come per esempio quelle legate all’intestino e il morbo di Crohn;

– cura di mattie degenerative: oggi viene molto utilizzata per la cura di malattie degenerative come l’Alzheimer riducendo anche gli effetti dei tremori e le lesioni muscolari che nei soggetti affetti da sclerosi multipla;

– cura dell’epilessia: la cannabis interviene con un effetto anticonvulsivo limitando gli attacchi epilettici dei soggetti effetti da tale problematiche;

– azione migliorativa sugli stati d’ansia e cura del glaucoma: inoltre ha effetti positivi sulla pressione sanguigna abbassandola e quindi viene utilizzata per la cura del glaucoma e per stati d’ansia;

– mancanza di dipendenza: infine è una sostanza che non produce assuefazione e che quindi non genera dipendenza.

A tre anni dalla direttiva di legge il consumo della cannabis Italia aumenta

Come potere acquistare i prodotti a base di cannabis in Italia

Come si è evidenziato i benefici dei diversi tipi di marijuana sono enormi per il corpo umano, e quindi l’introduzione della cannabis in Italia dovrebbe essere vista con favore. È importante precisare che in Italia, almeno fino a poche settimane fa, la legge 242/ 2016 diventata effettiva nel gennaio del 2017 ha stabilito che è possibile utilizzare a fine terapeutico i derivati della Cannabis che rispettino il Catalogo Europeo e che contengono al suo interno delle percentuali di THC che siano entro un range previsto tra lo 0,2% e lo 0,6%.

Come conseguenza di questa realtà la cannabis in Italia è stata legalizzata sotto la dicitura di cannabis light ( marijuana legale ) con contenuti di THC inesistenti o in pieno rispetto del regolamento europeo, dando un impulso a un mercato che attendeva da anni la possibilità di vedere la diffusione della marijuana “legale”.

Grazie a questa normativa, basta che accedi sul nostro sito per poter acquistare i prodotti che più ti interessano e che sono a base di canapa, valutando con attenzione quali possano essere quelli che maggiormente si adattano alla tue esigenze. L’acquisto è semplice, dato che sarà possibile ricevere direttamente a casa tua qualunque prodotto in confezioni anonime e in pochissimo tempo.

La situazione normativa di oggi dopo la sentenza della Corte di Cassazione

Il tentativo di colmare un vuoto legislativo della cannabis in Italia da parte della suprema Corte di Giustizia

Per completezza riguardo la situazione della cannabis Italia dobbiamo precisare che per colmare il vuoto normativo presente nel settore è intervenuta la Corte di Cassazione.

Ma cosa ha stabilito la sentenza della Corte? Anche in questo caso le dispute sulla cannabis in Italia hanno generato confusione. Infatti le sentenze inizialmente, erano state due e contrastanti fra di loro richiedendo l’intervento delle sezioni penali. Il vuoto normativo è stato colmato mantenendo i prodotti che vengono definiti senza efficacia drogante, mentre diventa reato la vendita di qualunque altro elemento derivante dalla coltivazione della cannabis.

Come potrai evidenziare vi è l’ennesima confusione in ambito legislativo. Infatti se in base alla normativa 242/2016 non viene considerata come sostanza drogante la cannabis in Italia con percentuale di THC al di sotto dello 0,6% cosa è cambiato?

In particolare l’intervento della Cassazione riguarda i quantitativi che si applicano alle coltivazioni, generando nuovi interrogativi. Infatti dopo la sentenze la domanda che nasce spontanea nel caso in cui devi acquistare su un e-commerce la cannabis Italia è come si fa a stabilire la percentuale di legalità di un prodotto.

Tra scienza e commercio, come il fascino della cannabis in Italia abbia portato a uno sviluppo del settore

Dove comprare la cannabis Italia dopo la sentenza della Corte di Cassazione

La sentenza della Corte di Cassazione come puoi verificare ha fermato l’evoluzione di un mercato che sembrava avere delle prospettive molto accattivanti per la cannabis Italia. In realtà per certi aspetti non vengono toccate le attività commerciali esistenti e che ti permettono di poter usufruire di un prodotto che venga considerato nei limiti previsti dalla legge, come nel caso dell’acquisto sul nostro e-commerce su cui sono presenti tutti prodotti certificati e che rispettano i limiti previsti dal regolamento europeo.

Ma ciò che ha determinato è una forte incertezza e confusione. Infatti mentre in tutto il mondo si continua a evolversi il mercato dei diversi tipi di marijuana con la legalizzazione sia dal punto di vista medico che ricreativo, quando ora si parla di cannabis Italia, si sono posti nuovi limiti al mercato senza però fare una completa chiarezza normativa. L’incertezza si ripercuote su chi vuole acquistare, come nel tuo caso.
Per non rinunciare a un prodotto che determina dei grossi vantaggio al tuo star bene, è quindi importante scegliere con attenzione l’acquisto della cannabis Italia in store ed e-commerce che possano garantirti il rispetto di tutte le normative di legge e che i prodotti provengano solo da piantagioni controllate e che non contengano sostanze droganti.

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La legalizzazione della cannabis in Italia

legalizzazione della cannabis in Italia

La legalizzazione della cannabis in Italia ammette la sostanza solo per usi medici e industriali, sebbene sia strettamente regolamentata, mentre è depenalizzata per usi ricreativi. In particolare, il possesso di piccole quantità di marijuana per uso personale è un illecito ed è soggetto a multe e sospensione di documenti personali (ad esempio passaporti e patenti di guida).

Tuttavia, la coltivazione senza licenza di cannabis, anche se in piccole quantità e per uso personale esclusivo, è illegale e punibile con la reclusione, così come la vendita non autorizzata di prodotti correlati alla cannabis. La coltivazione autorizzata di cannabis per scopi medici e industriali richiede l’uso di sementi certificate, ma non è necessaria l’autorizzazione per piantare semi certificati con livelli minimi di composti psicoattivi.

Sfondo storico della cannabis in Italia

Un rapporto dell’USDA del 1914 descriveva quella italiana, come la fibra di canapa più costosa nel mercato americano ed europeo, osservando che era stata ottenuta da piante simili a quelle coltivate in Kentucky all’epoca. La causa del prezzo più alto è stata attribuita alla razionalizzazione dell’acqua e alla maggiore cura e manodopera nella preparazione della fibra. Il rapporto identificava quattro principali varietà di canapa coltivate in Italia:

Bologna, era coltivata nelle province di Bologna, Ferrara e Rovigo;

la Canapa piccola, era coltivata nella valle dell’Arno in Toscana;

la varietà napoletana, di grandi dimensioni, fu coltivata nelle vicinanze di Napoli e persino ai lati del Vesuvio;

la varietà napoletana, di piccole dimensioni, era coltivata nella stessa area della grande varietà di semi.

Negli anni ’40, l’Italia era considerata il secondo maggior produttore di cannabis industriale al mondo, dopo l’Unione Sovietica, sebbene le statistiche provenienti dalla Cina, un altro importante produttore, non fossero disponibili. Secondo l’associazione nazionale degli allevatori Coldiretti, quasi 100mila ettari (cioè 1000 km2) di terreni agricoli in Italia, erano dedicati alla produzione di cannabis in quel momento storico.

Il declino della produzione di canapa in Italia arrivò con il boom economico degli anni ’50 e ’60, durante il quale le fibre sintetiche furono introdotte nel mercato e la campagna internazionale contro i narcotici si intensificò. In particolare, l’Italia ha approvato tutti e tre i principali trattati sul controllo della droga, ossia la Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961, la Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971 e la Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope del 1988, e presto dopo il passaggio della legge anti-droga Cossiga n. 685/75 del 1975, i giacimenti di canapa in Italia sono quasi scomparsi.

Negli ultimi anni, la produzione di canapa per uso medico e industriale ha visto una rinascita in Italia grazie alle nuove tecnologie e alle applicazioni innovative che riguardano le piante di cannabis. In particolare, centinaia di nuove imprese hanno iniziato a coltivare la cannabis in diverse regioni, dopo l’entrata in vigore di requisiti più ampi nel 2016 per quanto riguarda la coltivazione di piante di cannabis con livelli di THC inferiori allo 0,2% (al pari della cannabis leggera), con una superficie coltivata stimata di 400 ettari in 2013 a quasi 4000 ettari (cioè 40 km2) nel 2018.

Sforzi e battaglie per la legalizzazione della cannabis in Italia

Nel 2006, la controversa Legge Fini – Giovanardi 49/06 ha rimosso la distinzione tra droghe pesanti e leggere (fino a quando non è stata abbattuta dalla Corte Costituzionale nel 2014). Con la Fini – Giovanardi il possesso di marijuana e hashish veniva punito duramente come il possesso di eroina o cocaina. In particolare, la legge ha triplicato le pene per aver venduto, coltivato e posseduto cannabis da 2-6 anni a 6-20 anni, portando al sovraffollamento carcerario, con il 40% dei detenuti in carcere per reati legati alla droga, sebbene il consumo di cannabis non sia stato criminalizzato né abbia subito alcuna diminuzione.

Attualmente, il possesso di cannabis per uso personale è depenalizzato e sottoposto a multe e confisca di documenti personali, come passaporti e patenti di guida, mentre la coltivazione e la vendita senza licenza sono ancora illegali e punibili con la reclusione, anche se ci sono stati casi in cui i seguaci della religione Rastafari sono stati assolti dalle accuse di possesso per motivi religiosi.

Tuttavia, secondo un sondaggio condotto da Ipsos nel 2015, l’83% degli italiani ritiene che le leggi sulle droghe leggere siano inefficaci, il 73% è a favore della cannabis legale e il 58% pensa che la legalizzazione avvantaggerebbe le finanze pubbliche. In termini di consumo, il 25% delle persone di età compresa tra 15 e 19 anni ha ammesso l’uso di cannabis per scopi ricreativi almeno una volta nel 2014. Inoltre, secondo un rapporto del 2018 dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, l’Italia occupa il terzo posto nell’Unione europea in termini di consumo di cannabis.

La popolarità della cannabis ricreativa ha portato nel 2016 a rinnovati sforzi di legalizzazione in Parlamento, dove la legislazione è stata proposta con il sostegno di diversi politici, principalmente dal Partito Democratico di centro-sinistra, il partito di sinistra di sinistra Ecology Freedom, l’anti-establishment Movimento 5 Stelle, partito radicale antiproibizionista, ma anche da alcuni del partito conservatore Forza Italia, nonché membri della direzione antimafia.

I fautori della legislazione indicano il fallimento del proibizionismo nel ridurre il consumo di cannabis e sostengono che legalizzare la cannabis regolerebbe la circolazione di prodotti correlati alla cannabis, ridurrebbe il consumo tra gli adolescenti, consentirebbe alla polizia e ai tribunali di concentrare le proprie risorse su altre questioni e privare i criminali organizzazioni di una significativa fonte di entrate reindirizzandola verso lo Stato sotto forma di tasse, analogamente a quanto accaduto in Colorado dopo aver legalizzato la cannabis nel 2012.

In particolare, il valore del mercato illegale della cannabis in Italia è stimato tra 7,2 miliardi e oltre 30 miliardi di euro, mentre il potenziale gettito fiscale derivante dalla cannabis legale è stimato tra 5,5 e 8,5 miliardi di euro. Inoltre, il potenziale aumento del PIL derivante da un mercato legale della cannabis in Italia è stimato tra 1,30% e 2,34%.

Tuttavia, gli sforzi di legalizzazione sono stati contrastati da diversi politici conservatori e cattolici, principalmente dal partito della Lega Nord e dal partito del Nuovo Centro Destra, che hanno affermato che il consumo di cannabis costituisce un rischio per la salute e che la legalizzazione non ridurrà la tossicodipendenza. Il governo di coalizione guidato dal PD all’epoca, di cui il Nuovo Centro Destra era un partner, si concentrava principalmente sull’assicurazione del passaggio delle riforme costituzionali, pertanto la legalizzazione della cannabis non era considerata una priorità. Dopo la sconfitta del referendum costituzionale e le successive dimissioni del primo ministro Matteo Renzi il 12 dicembre 2016, gli sforzi di legalizzazione si sono bloccati in Parlamento.

Cannabis light: la marijuana legale in Italia

Nel 2016, la legge “cannabis light” 242/16 ha eliminato la necessità di autorizzazione per piantare semi di cannabis certificati con livelli di THC inferiori allo 0,2%, mentre il rilevamento di livelli di THC (tetraidrocannabinolo) tra lo 0,2% e lo 0,6% durante le ispezioni sul campo è ancora considerato accettabile, quando può essere attribuito a cause naturali.

La legge impone inoltre agli agricoltori di conservare le ricevute di certificazione per un massimo di un anno, tuttavia l’uso di foglie di cannabis e di infiorescenze per prodotti commestibili è ancora proibito. Le entrate potenziali derivanti dalla vendita di marijuana legale in Italia sono stimate in oltre 40 milioni di euro e nel 2018 centinaia di nuove imprese hanno iniziato a coltivare la cannabis in diverse regioni.

Anche se questi requisiti meno rigorosi erano originariamente intesi a favorire gli agricoltori che coltivavano la canapa industriale, limitando la produzione alle 64 varietà di canapa industriale certificate dall’Unione europea, una mancanza di chiarezza riguardo all’uso delle infiorescenze di cannabis ha effettivamente creato un mercato in piena espansione non regolamentato per cannabis leggera ricreativa.

Dal momento che la legge non proibisce esplicitamente la vendita di fiori di canapa, i clienti possono legalmente comprarli, e quindi possono semplicemente sbriciolarli, arrotolarli,Fumarli. Il limite dello 0,2% di cui sopra per il contenuto di THC consentito è considerevolmente inferiore all’intervallo 15-25% tipico della marijuana, impedendo così ai consumatori di cannabis avere gli effetti tipici della marijuana, tuttavia i sostenitori della legalizzazione della cannabis sono convinti che la diffusione della cannabis light possa contribuire alla normalizzazione della cannabis in generale.

Ciononostante, nel settembre 2018, il Ministro degli Interni e capo del partito della Lega Nord, Matteo Salvini, ha emesso un’ordinanza per le forze dell’ordine che delinea una politica di tolleranza zero nei confronti dei rivenditori di cannabis. In particolare, la direttiva stabilisce che i prodotti di cannabis contenenti livelli di THC superiori allo 0,2% o prodotti da piante non incluse nell’elenco ufficiale delle varietà di canapa industriale, devono essere considerati narcotici e quindi confiscati.

Inoltre, il Consiglio Superiore della Sanità, che fornisce consulenze tecnico-scientifiche al Ministero della Salute, ha raccomandato nell’aprile 2018 di porre fine alla vendita gratuita di luce di cannabis, come precauzione per la salute pubblica. Il Consiglio ha affermato, inoltre, che le applicazioni industriali della cannabis, come previsto dalla legge 242/16, non comprendono le infiorescenze di cannabis; e hanno anche citato una mancanza di studi scientifici sugli effetti di livelli anche minimi di THC su soggetti potenzialmente vulnerabili come anziani, madri che allattano al seno e pazienti affetti da determinate patologie, che impedisce loro di escludere possibili rischi per la salute.

Nel 2019, un gruppo di economisti dell’Università della Magna Grecia, l’Université Catholique de Louvain e la Erasmus School of Economics hanno pubblicato uno studio sugli effetti della liberalizzazione della cannabis leggera in Italia sul crimine organizzato. Sebbene la cannabis leggera non generi introiti come marijuana illegale, lo studio ha dimostrato che le confische di marijuana illegale sono diminuite con l’apertura di negozi leggeri di cannabis. Gli autori hanno anche riscontrato una riduzione del numero di confische di hashish e piante di marijuana insieme a una riduzione degli arresti per reati correlati alla droga. Le entrate in perdita per le organizzazioni criminali sono state stimate in almeno 90-170 milioni di euro all’anno.

Cannabis industriale

Nel 2016, l’Italia ha rimosso la necessità di autorizzazione a coltivare la canapa certificata con livelli di THC inferiore allo 0,2%, al fine di stimolare la produzione di canapa industriale e di offrire un’alternativa alla coltivazione del grano per gli agricoltori danneggiati dai prezzi bassi, terre essiccate, e la concorrenza delle grandi società che importano grano dall’estero.

In particolare, il potenziale profitto derivante dalla coltivazione della canapa in Italia è stimato in più di 2500 euro (cioè circa 2900 dollari USA) per ettaro, che è più di 10 volte la resa stimata per il grano, e con il crescente numero di agricoltori passando alla produzione di canapa, la produzione complessiva di grano duro in Italia è diminuita di oltre il 4% nel 2017.

La coltivazione della canapa industriale con livelli minimi di composti psicoattivi ha diverse applicazioni commerciali, tra cui cibo, tessuti, abbigliamento, biocarburanti, materiali da costruzione e alimenti per animali. In Italia, le piante di canapa certificate possono essere utilizzate sia a fini industriali che ornamentali, tuttavia i prodotti alimentari possono essere derivati ​​solo dai semi di canapa, poiché non hanno contenuto di THC, mentre il consumo di fiori e foglie di canapa è ancora proibito.

D’altra parte, i semi di canapa a quanto pare contengono tutti gli amminoacidi essenziali in proporzioni ottimali e in una forma facilmente digeribile, e i prodotti commestibili includono biscotti, pane, farina, olio anti-infiammatorio, ricotta, tofu e birra. L’elevato contenuto proteico rende anche il cibo a base di cannabis un sostituto adatto per i vegetariani, mentre il suo sapore intenso è stato utilizzato anche per gelati, barrette di cioccolato e pasticcini.

Altri prodotti derivati ​​dalla canapa includono oli usati in cosmetici, ecobricks termoisolanti, combustibile per pellet, nonché resine naturali e tessuti che possono essere utilizzati per l’abbigliamento a causa delle loro proprietà termiche e per i mobili a causa della loro resistenza.

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Marijuana, dalla sua legalizzazione fino al suo utilizzo

Marijuana

Con la legge n. 242 del 2016 il tema della marijuana è al centro dell’interesse pubblico, da una parte ci sono coloro che non accettano la liberalizzazione dall’altra coloro che invece sono interessati alla commercializzazione e dunque allo sfruttamento delle potenzialità di questa pianta. Bisogna fare una puntualizzazione su quella che può essere definita canapa legale e quella che invece non rientra nei parametri previsti dalla legge.

Cos’è la cannabis light

La cannabis light si ottiene sfruttando le infiorescenze femminili di questa pianta, non tutte le varietà possono essere coltivate ma è essenziale utilizzare solo semi certificati e tenere l’apposita documentazione per almeno due anni così da superare senza alcun problema eventuali controlli da parte della legge. La cannabis light si differenzia dalla sostanza considerata come allucinogeno poiché contiene un contenuto di THC inferiore allo 0,2%, solo infatti questa può venire commercializzata. Il THC è la sostanza responsabile degli effetti allucinogeni e psicotropi che rendono la canapa una droga.

La canapa light contiene anche il CBD il cosiddetto cannabidiolo, una sostanza che apporta al contrario della precedente effetti benefici all’organismo, minimizzando quelle che sono le conseguenze dello stress.

Cosa dice la legge n. 242 del 2016

Secondo la legge è legale la vendita di marijuana il cui contenuto di THC sia inferiore allo 0,6% pertanto le forze dell’ordine sono autorizzate a verificare il contenuto di tale valore sequestrando le piante qualora non rientrasse nei limiti. Grazie a questa liberalizzazione gli interessi commerciali relativi ai prodotti derivati dalla canapa si sono intensificati, dati i numerosi ambiti di applicazione della cannabis. In commercio sono presenti infatti numerosi articoli contenenti cannabis light, dai biscotti ai cosmetici vegetali fino agli indumenti.

Come si coltiva la cannabis

La coltivazione della cannabis è abbastanza semplice, si tratta di una pianta che non richiede particolari cure l’unica accortezza è quella di evitare il ristagno di liquidi che favorirebbe la marcescenza delle radici impedendone la crescita prosperosa. Per iniziare la coltivazione di cannabis non occorre nessuna certificazione o autorizzazione, bisogna solo acquistare dei semi di qualità, da rivenditori autorizzati e conservarne i certificati per almeno 12 mesi.

La cannabis light si può coltivare fino a 1500 metri di altezza, sia in-door che out-door. Per quanto riguarda le coltivazioni out-door cioè all’esterno, queste sono più delicate in quanto possono essere soggette a contaminazioni di parassiti o piante estranee che risultano difficili da estirpare, costringendo il coltivatore ad utilizzare pesticidi o comunque rimedi per risolvere il problema che peggiorano la qualità del prodotto. Per quanto riguarda le coltivazioni in-door invece sono molto più semplici in quanto eventuali malattie o infestazioni possono essere prevenute o contenute senza perdite ingenti.

Le coltivaizoni in-door consentono inoltre di produrre quattro cicli di piante, praticamente tutto l’anno, grazie all’ausilio di luci artificiali che devono essere sempre accese per almeno 13 ore al giorno, riducendone la quantità solo quando il prodotto è quasi pronto per la raccolta.

All’esterno in pieno campo si può produrre la cannabis esclusivamente durante il periodo estivo limitandosi ad un solo ciclo all’anno. In entrambi i casi, la coltivazione richiede irrigazioni frequenti evitando però il ristagno dell’acqua alle radici.

Gli effetti della maijuana: CBD e CBVD

All’interno della cannabis sono stati ritrovati almeno 120 differenti principi attivi, dagli acidi grassi fino a flavonoidi ed idrocarburi e moltissime varietà di cannabinoidi, la cui percentuale varia in relazione alla qualità di canapa presa in considerazione. Il CBD è il cannabidiolo, una delle sostanze cui medici e scienziati si sono concentrati in modo particolare negli ultimi anni. Questa sostanza infatti pare abbia numerosi effetti positivi e benefici per l’organismo. In particolare viene preso in considerazione per prevenire o almeno alleviare tre importanti specie di patologie, se ne studiano gli effetti come anti-convulsivo, farmaco per la psicosi e per le proprietà anti-tumore. Quasi ogni giorno viene scoperta una nuova proprietà di questo principio attivo che lo rende idoneo alla cura di molteplici malattie dal diabete alle infiammazioni, distonie e molto altro, numerose malattie della pelle traggono beneficio dall’utilizzo di farmaci contenenti CBD.

Quello su cui si concentrano gli scienziati è la modalità con cui questo principio attivo agisce per anestetizzare il dolore. Nello specifico i cannabidioli si legano ai recettori dell’organismo umano stimolando il rilassamento e dunque ha effetti analgesici. La marijuana legale in vendita per uso medico viene utilizzata per curare quei sintomi derivati dall’ansia e dallo stress come ila sindrome post traumatica o il disturbo ossessivo compulsivo, sono stati riscontrati infatti correlazioni tra il cdb e uno sostanza simile ai cannabidioli carenti in quei soggetti che soffrono di ansia. I primi studi su queste sostanze erano rivolti agli effetti del THC, solo in seguito si sono scoperte sostanze ulteriori come il cbd ed il cbvd che apportano maggiori benefici all’organismo.

Varietà di cannabis legale

A seguito della legalizzazione si sono diffusi molteplici varietà di cannabis per tutti i gusti, il cui valore di THC è comunque inferiore a quello previsto dalla legge. Una delle più diffuse è la varietà Blueberry, particolare perché presenta delle infiorescenze dal colore bluastro che producono una sostanza resinosa che già all’olfatto permette di sentire un aroma fruttato. Una seconda varietà fruttata è la California Orange, anch’essa durante la coltivazione presenta i pistilli colorati che emanano un odore che ricorda molto quello degli aranci. Alcune varietà vengono fatte stagionare per assumere delle consistenze sempre resinose e aromi speziati che ricordano molto la cannella, ne è un esempio la varietà No name, una specie di cannabis che ha un valore di THC estremamente basso.

Una delle varietà fiore all’occhiello della produzione italiana è la Gianicolo, sottospecie della Orange, ha un gusto agrumato e muschiato, l’unico inconveniente è il basso valore di cbd di questa varietà ma al contempo il thc è anch’esso irrilevante. Infine, oltre a queste varietà particolari, è possibile trovare in commercio sottospecie di marijuana che incontrano il gusto dei meno esperti poiché non si allontanano dall’aroma originale, queste piante come la Urban OG sono consigliate in modo specifico per il consumo generico.

I campi di applicazione della canapa sativa legale

La cannabis sativa in passato era una delle piante più diffuse sul pianeta, con l’industrializzazione di massa la produzione si è arrestata lasciando spazio ad altre tipologie di coltivazione, recentemente però grazie al ritorno della mentalità total green e la ricerca di nuovi materiali completamente eco-sostenibili si è affacciata la possibilità di tornare nuovamente a produrre marijuana legale. Proprio la legge del 2016 ha aperto le porte a tutti coloro che da anni si battono per poter sfruttare al meglio tutte le potenzialità di questa virtuosa pianta, un’eccellenza perduta in Italia che finalmente è stata riscoperta.

Sono in pochi a conoscere tutte le possibili applicazioni nei vari settori dell’industria di questo straordinario prodotto, contrariamente a come si pensa, la marijuana non è solo una droga, ma può essere sfruttata per rendere il mondo più pulito. Si tratta infatti della soluzione più innovativa non solo per l’ambiente, ma anche per la cura del corpo ed il benessere psicofisico in generale, la canapa arriva infatti a toccare settori dell’economia quale l’industria edilizia o della carta. Ecco tutti i possibili usi.

La bio-edilizia a base di canapa

Sono sempre più diffuse le industrie che utilizzano la canapa per realizzare le proprie costruzioni. I mattoni o i pannelli costruiti con la canapa permettono infatti di ottenere costruzioni molto più resistenti ed eco-sostenibili. A differenza del classico cemento, utilizzando la canapa si ha un risparmio notevole di acqua, il materiale così ottenuto inoltre resiste 10 volte meglio ad un evento sismico ed è molto meno costoso in quanto le coltivazioni di canapa sono semplici da portare avanti. Molti studi hanno confermato che le abitazioni costruite con l’ausilio della canapa hanno consumi ridotti sia per quanto riguarda il riscaldamento che la refrigerazione.

La fibra di canapa per produrre la canapa

Utilizzando la marijuana è possibile sfruttarne ogni parte, è una delle poche piante di cui non si butta via nulla. La fibra esterna prodotta dagli scarti delle altre industrie permette di realizzare dei fogli di carta completamente eco-sostenibili senza dover tagliare degli alberi per realizzarla. La Dichiarazione d’Indipendenza Americana è uno degli esempi storici più rilevanti, è stata infatti realizzata con dei fogli prodotti dalla canapa. Sfruttare le potenzialità di questa pianta può apportare notevoli benefici all’ambiente.

I benefici della canapa per le coltivazioni

Quando un terreno viene notevolmente sfruttato si impoverisce di tutti i nutrienti necessari per portare avanti in modo prosperoso le coltivazioni. Un ciclo di coltura di cannabis permette di eliminare i metalli pesanti dal terreno in quanto vengono assorbiti dalle radici di questa pianta e trarre numerosi benefici in fatto di nutrienti. Grazie alle radici profonde la canapa contrasta l’impoverimento del terreno.

La canapa nel settore tessile

Pochi sanno che i jeans più famosi in passato erano realizzati con tessuto ottenuto dalla fibra di canapa. Spesso infatti viene confrontata questa pianta con il cotone e questo paragone permette di rendersi conto delle potenzialità della marijuana. Le coltivazioni di canapa a differenza di quelle di cotone richiedono meno acqua e cura inoltre, la canapa legale richiede molti meno pesticidi così da preservare la salute e l’integrità del terreno; riescono a produrre filati un po’ meno morbidi ma molto più resistenti e traspiranti, d’estate infatti mantiene il corpo fresco e d’inverno lo tiene al caldo.

Gli altri usi della canapa

La marijuana legale è una pianta da cui non si butta via niente ecco perché ci sono molteplici utilizzi, nel settore della cosmesi spicca infatti per le sue proprietà anti-età e protettive. Anche nell’alimentazione si contraddistingue per l’alto contenuto di fibre e proteine superiore a molti altri tipi di prodotti, nello specifico viene realizzata la farina di canapa utile per numerose preparazioni da forno come biscotti e lievitati. Gli scienziati inoltre stanno studiando numerosi possibili usi di questa pianta per sostituire il petrolio come combustibile.

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infiorescenze ( cannabis light)

infiorescenze

Infiorescenze di canapa

La cannabis light si estrae dalle infiorescenze femminili di Cannabis Sativa in quanto particolarmente ricche di cannabidiolo che, oltre ai numerosi effetti benefici su vari organi, contribuisce anche a neutralizzare le conseguenze psicotrope provocate dal tertaidrocannabinolo.

Il THC infatti è responsabile dell’effeto stupefacente della canapa, soprattutto se assunto a dosaggi elevati.
Il meccanismo d’azione del CBD quindi consente l’uso della marijuana legale poiché neutralizza gli effetti dannosi del THC, comunque presente in concentrazioni estremamente contenute.
L’assunzione di questa sostanza induce uno stato di rilassamento generalizzato che, a seconda dello stato fisico del soggetto, può mostrare un differente grado di efficacia.

Tipi di infiorescenze

La cannabis light comprende le infiorescenze di marijuana contenenti una percentuale di THC dello 0,2%, anche sono ammessi casi in cui tale percentuale sia più elevata, ma mai superiore allo 0,6%.
Di solito vengono selezionate le infiorescenze migliori, coltivate senza additivi chimici e comunque rispettando tutti i requisiti di sicurezza agricola
Il raccolto avviene a mano, senza alcun procedimento di alterazione o di tritatura.

Esistono due differenti tipologie di infiorescenze:

– canapa sativa;
– canapa indica.

La canapa sativa cresce in zone calde, in paesi come Messico, Colombia, India e Thailandia; il suo ciclo vitale è piuttosto lento poiché richiede almeno dodici settimane per crescere.
Caratterizzate da un elevato standard qualitativo, le infiorescenze di canapa sativa trovano largo impiego anche per scopi terapeutici.

La canapa indica proviene da coltivazioni in Afghanistan, India e Pakistan e rappresenta la scelta d’elezione per chi predilige la coltivazione indoor poiché il suo ciclo biologico d’accrescimento è molto breve (sei settimane), anche se le piante hanno dimensioni minori.
Le infiorescenze di canapa indica mostrano un contenuto di CBD nettamente superiore rispetto a quelle di canapa sativa.

Caratteristiche del THC

Il tetraidrocannabinolo è un principio attivo appartenente alla categoria dei fitocannabinoidi; si tratta di un composto psicotropo prodotto dalle infiorescenze femminili della cannabis, che può venire inalato tramite vaporizzatore oppure fumato.
L’attività farmacologica di questa sostanza deriva dal suo legame con i recettori cannabinoidi di tipo CB1 e CB2, localizzati soprattutto a livello del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario.

Pertanto le principali azioni della molecola sono riferibili al controllo da parte del sistema nervoso su numerosi organi ed apparati innervati, ed alla modulazione delle risposte immunitarie dell’organismo.
Il THC funziona come parziale agonista sulle strutture recettoriali poiché ne innesca un’incompleta attivazione; la presenza di tali recettori a livello encefalico ha portato ad ipotizzare la teoria relativa ad una probabile sintesi endogena della sostanza.
Il contenuto di THC nella cannabis light tende a diminuire nel tempo e a perdere la sua attività principalmente in seguito ad esposizione alla luce ed al calore; le foglie conservate diventano infatti inattive dopo 24 mesi.

Meccanismo d’azione del THC

Dopo essersi legato agli specifici recettori, il THC provoca il rilascio di dopamina, un neuromediatore coinvolto nella maggior parte dei processi metabolici; le conseguenze che si osservano sono riferibili ad una netta modificazione del comportamento, con insorgenza di euforia, alterazione delle percezioni spazio-temporali, rilassamento, modificazioni sensoriali (uditive, visive ed olfattive), disorientamento, stanchezza ed ansia.

Si tratta di fenomeni inerenti ad una modificazione funzionale dei neuroni che subiscono un’inibizione della ricaptazione di dopamina; in questo modo tale neuromediatore tende ad accumularsi a livello delle sinapsi stimolando alcune aree encefaliche.
Attraverso le fibre nervose discendenti dal cervello vengono stimolate le funzionalità degli organi bersaglio, con la manifestazione dei tipici sintomi.
A livello del midollo spinale il THC agisce legandosi ai recettori CB1 e CB2 e limitando la produzione di citochine, molecole coinvolte nei processi infiammatori; come risultato si verifica una diminuzione della percezione degli stimoli dolorosi.

Impiego terapeutico del THC

L’impiego farmacologico del THC è stato utilizzato fin dall’antichità per curare numerose patologie in quanto la canapa veniva considerata come una delle più efficaci piante medicinali.

Attualmente, in diversi paesi, sono commercializzati prodotti contenenti THC che trovano largo impiego per numerosi impieghi terapeutici, tra cui:
– attenuazione di nausea e vomito, soprattutto indotti da chemioterapia, in seguito all’azione sui recettori sensitivi che controllano il centro del vomito;
– attenuazione della sintomatologia dolorosa di varia natura e di differente intensità, provocata dall’azione mediata dalle citochine;
– stimolazione dell’appetito in caso di disappetenza da malattie croniche oppure come manifestazione collaterale del AIDS;
– coadiuvante in alcuni casi di sclerosi multipla in relazione alla sua azione rallentante sulla progressione della degenerazione neuronale;
– effetti terapeutici sull’artrite reumatoide (ed altre malattie autoimmuni) in seguito all’attenuazione dei processi flogistici;
– diminuzione dell’infiammazione in caso di patologie intestinali croniche, come il morbo di Crohn oppure la rettocolite ulcerosa;
– effetti terapeutici su glaucoma, epilessia e leucemia.

Caratteristiche del CBD

Il cannabidiolo è un principio attivo contenuto nella cannabis light, caratterizzato da molte proprietà terapeutiche sia di tipo organico che di tipo psichico.
Si tratta di un cannabinoide che non possiede proprietà psicoattive e che svolge un’azione blandamente sedativa e rilassante a livello del sistema nervoso; grazie alla sua estrema versatilità, trova largo impiego in numerosi ambiti terapeutici collegati al benessere della persona.
Da tempo utilizzato per scopi officinali, questo composto si rivela particolarmente efficace per alcuni disturbi psico-somatici.

Meccanismo d’azione del CBD

Il CBD potenzia l’effetto analgesico del THC, prolungandone la durata d’azione mediante un meccanismo che coinvolge la sintesi di serotonina, considerata uno degli ormoni maggiormente implicati nel rapporto tra dolore e benessere.
La sua efficacia è relazionabile al meccanismo antagonista tramite cui tende a legarsi ai recettori CB1 e CB2 e ad alcuni recettori oppioidi.
Anche per questa molecola sono interessati i neuromediatori che, come per il THC, subiscono delle modificazioni funzionali.

Impiego terapeutico di CBD

Gli impieghi terapeutici del CBD vengono sfruttati in molti settori curativi in quanto il suo raggio d’azione si rivela estremamente ampio, e precisamente:
– riduzione dei processi flogistici che dipende dall’azione antinfiammatoria della molecola;
– attenuazione dei sintomi di patologie cardiache (tachicardia, palpitazioni, extrasistolia) e vascolare (ipertensione arteriosa);
– coadiuvante nelle cure disintossicanti dell’alcolismo, grazie alla sua azione rilassante;
– diminuzione della frequenza di attacchi epilettici, soprattutto in età pediatrica (effetto anticonvulsivante di rimbalzo);
– coadiuvante di molte terapie tradizionali in caso di disturbi psicotici (schizofrenia) e nevrotici (attacchi di panico, sindromi depressive);
– terapia elettiva nella cura della nevrosi ossessiva-compulsiva e del disturbo post-traumatico.

Attualmente il CBD è disponibile in commercio in diverse formulazioni: come liquido da fumare nelle sigarette elettroniche, come cristalli da vaporizzare e sotto forma di olio o pomata per impiego cosmetico.
L’industria cosmetica impiega da tempo le infiorescenze di cannabis che, grazie alle proprietà dei cannabinoidi, si sono rivelate molto efficaci anche contro l’acne e altri disturbi della pelle.
Il CBD infatti contribuisce ad inibire la sintesi lipidica di molecole grasse che rappresentano il principale fattore predisponente per la maggior parte delle affezioni cutanee.

Impiego dei semi di canapa

I semi di cannabis contengono numerosi principi attivi benefici per l’organismo e pertanto trovano largo impiego nell’industria alimentare.
La loro composizione organolettica comprende molte proteine facilmente digeribili, vitamina B e vitamina E, alcuni minerali ed un’elevata percentuale di fibre.
La maggiore ricchezza delle infiorescenze di cannabis impiegate per uso alimentare è rappresentata dal notevole contenuto di acidi grassi omega 3 ed omega 6, composti indispensabili per il benessere dell’organismo.

In queste infiorescenze sono presenti anche amminoacidi essenziali che, non essendo prodotti per sintesi endogena, devono necessariamente venire assunti tramite il regime alimentare.
A livello cellulare si realizza un potenziamento dei processi di sintesi energetica, con conseguente miglioramento dello stato generalizzato di salute dell’organismo.
I semi di cannabis sono inoltre fonte di composti antiossidanti che, agendo a livello dei radicali liberi, contribuiscono a rallentare i processi d’invecchiamento delle cellule.
I semi di canapa contengono circa un 30% di olio, ricchissimo di acidi grassi essenziali, necessari per numerose funzioni metaboliche.

Differenze tra olio di canapa e olio di cannabidiolo

Un utilizzo alternativo della cannabis è quello che prevede l’impiego di olio; l’olio di canapa si usa per usi alimentari e cosmetici grazie alle sue caratteristiche organolettiche.
Contiene infatti un’elevata concentrazione di acidi grassi omega 3 ed omega 6, di steroli e di vitamina E.
Ricavato dalla spremitura a freddo dei semi, il prodotto si presenta grezzo, di colore verde e contenente tutti i principi nutritivi inalterati.

La sua percentuale di acidi grassi omega 3 ed omega 6 rappresenta circa l’80% del totale e pertanto è in grado di apportare notevoli benefici all’organismo.
La presenza di acido linolenico e linoleico contribuisce a rendere tale alimento estremamente prezioso per il metabolismo.
Cento grammi di olio di canapa contengono circa 150 milligrammi di vitamina E, una quantità decisamente elevata che assicura un’efficace azione antiossidante contro i radicali liberi.
Tale caratteristica viene sfruttata soprattutto in ambito cosmetico per contrastare gli effetti nocivi derivanti dal processo di invecchiamento cellulare.

L’olio di cannabidiolo è un cannabinoide che viene utilizzato per molti disturbi sia organici che psicologici.
Trova impiego quasi unicamente per uso dermatologico e cosmetico; le sue principali applicazioni si riferiscono alla cura dei dolori muscolari ed articolari, di affezioni cutanee come la psoriasi e la dermatite aspecifica, e per indurre rilassamento in caso di stress prolungato.
Le infiammazioni dell’apparato osteo-articolare possono venire trattate con olio di CBD che, inibendo la sintesi di citochine, contribuisce a minimizzare la sintomatologia dolorosa che solitamente accompagna i disturbi flogistici.
Tale prodotto non deve sostituire le terapie farmacologiche tradizionali, ma coadiuvarle, sfruttando i principi attivi in esso contenuti.

Tisane con infiorescenze di canapa

Le tisane a base di ( cime di ) canapa sono estremamente efficaci per attenuare gli stati ansiosi, contribuendo ad offrire un effetto rilassante fisiologico.
Le proprietà di queste bevande sono sfruttate anche per facilitare i processi digestivi poiché stimolano la secrezione enzimatica.
Grazie ad alcune molecole presenti nelle tisane di canapa è possibile ottenere una regolazione del tono dell’umore, contrastando la presenza di fenomeni depressivi, di tristezza o di ansia immotivata.
In commercio sono disponibili confezioni di bustine predosate contenenti di solito 25 grammi di prodotto, che deve essere lasciato in infusione in acqua bollente per almeno quindici minuti, prima di venire zuccherato con un cucchiaino di miele.

 

L’aspetto normativo

Con la legge 242 del 2016 è stata legalizzata la produzione industriale della Cannabis (Canapa), ma non la sua coltivazione e l’impiego personale; nel primo caso è comunque autorizzata la produzione agricola di piante contenenti una percentuale di THC (tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6% e preferibilmente allo 0,2%.
In seguito a tale normativa, attualmente è possibile commercializzare un prodotto chiamato Cannabis Light o Marijuana Leggera, la cui parte più pregiata è costituita dalle infiorescenze che contengono CBD (cannabidiolo), il principio attivo largamente utilizzato per i suoi molteplici impieghi.